Viaggi e Turismo

 

Indian Trail

 
sulle tracce degli Indiani d'America

Viaggio negli Stati Umiti: Indian Trail

Vi è mai capitato di fantasticare su come sarebbe attraversare gli Stati Uniti alla guida di un Fuoristrada dalle dimensioni "Americane"? Oggi, se lo desiderate, potete avere l'occasione di vivere dal vivo questa esperienza. Atacama vi propone un indimenticabile viaggio sulle tracce degli Indiano d'America a bordo del fuoristrada Explorer della Ford, per conoscere questo paese e viverlo "on the road". Un'esperienza unica che vi permetterà di cimentarvi con strade senza fine e paesaggi mozzafiato; sarà certamente un viaggio "adventure" fuori dal comune.

 

IL PERCORSO



Il percorso del viaggio
 

I FUORISTRADA


Per il viaggio attraverso il West, abbiamo selezionato il modello "Explorer", della Ford:

Interior Engine & Transmission
Manual Air Conditioning w/Rotary Controls 4.0L SOHC V6 FFV Engine
AM/FM Stereo/Clock/CD Automatic 5-Speed Transmission
Cloth Low Back Bucket Seats Control Trac 4x4 w/2-Speed Transfer Case
60/40 2nd Row Split Folding Seat w/Head Restraints Suspension, Wheels & Tires
SecuriLock™ Passive Anti-Theft System Rear Independent Suspension
Speed Control 16" Full Face Steel Wheels
Tilt Steering Wheel P235/70R16 All-Season BSW Tires

Il fuoristrada potra' essere sostituito con uno simile e di pari categoria

VARIANTE CON LE HARLEY DAVIDSON


Per chi sceglie di viaggiare in Harley Davidson,
abbiamo selezionato i modelli "Fat Boy" e "Heritage":

"Fat Boy"

Clicca sulla foto per ingrandire

Quando vedete una moto come questa, capite che è così che dovrebbe essere una moto. Grossa, compatta e massiccia. Con i parafanghi avvolgenti in metallo. I tubi della forcella che sembrano dei tronchi d'albero. Il faro cromato dalle dimensioni massicce. E il corposo V-Twin che aspetta solo di essere liberato per la strada, a richiamare l'attenzione ad ogni suo slancio. Ecco che cosa vi può dare una Fat Boy. E probabilmente è per questo motivo che, fin dal primo giorno in cui hanno calcato le strade con le loro ruote gigantesche, sono diventate un punto di riferimento irrinunciabile. E' quindi facile capire che, di questa moto, troverete una quantità enorme di particolari da apprezzare. Cerchi lenticolari pieni. Pneumatico posteriore maggiorato da 150mm. Pedane grandi abbastanza per piedi di tutte le misure. E un generoso motore Twin Cam 88B dotato di sistema EFI e controalberi di bilanciamento, il cuore che pulsa al centro di questa moto. Per una vita in grande stile.

Caratteristiche tecniche
  

 

"Heritage"

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Non vi stupireste di trovare, nascosta sotto un telo impolverato nel granaio dei nonni, una bellezza come la Heritage Softail Classic. Con le borse laterali in cuoio con le borchie, i grossi parafanghi, il gigantesco faro cromato e le passing lamp. Per il motociclista che sogna uno stile classico, non potrebbe esservi nulla di meglio. Ma anche coloro che sono alla ricerca di un mezzo moderno troveranno in questa moto una compagna ideale. Ne volete una prova? Guardate il motore Twin Cam 88B. Con i suoi 1450 cc e il sistema di iniezione EFI. Installato su supporti rigidi, ma due ingegnosi controalberi di bilanciamento provvedono ad annullare tutte le vibrazioni, tranne quelle che si avvertono quando si vive una leggenda. La sospensione posteriore è nascosta. I pneumatici Blackwall sono montati su cerchi a raggi. E la sella è ribassata. Pertanto, qualunque sia il genere di moto che preferiate, non troverete alcuna difficoltà a saltare in sella a questa.

Caratteristiche tecniche

HANNO SCRITTO DI NOI
 
INFORMAZIONI GENERALI


Gradisci ulteriori informazioni sugli Stati Uniti?

Gradisci ulteriori informazioni sulle località degli Stati Uniti?
 

IL PROGRAMMA
1° giorno
ITALIA – LOS ANGELES

Partenza dall'Italia con volo di linea. Arrivo all'aeroporto di Los Angeles, ritiro dei mezzi fuoristrada e trasferimento in hotel. Pernottamento.

2° giorno
LOS ANGELES
 

Los Angeles conserva ancora lo smalto dei mitici anni '50 quando imperavano Clark Gable e Marylin Monroe e attrae turisti da tutto il mondo in una sorta di reverenziale pellegrinaggio sulle tracce dei luoghi sacri del cinema. Il Teatro Cinese è il cinematografo più famoso del mondo e custodisce gelosamente nel cemento le impronte delle mani e dei piedi dei divi. Uno dei quartieri più famosi di Los Angeles è sicuramente Beverly Hills, residenza prediletta dei grandi attori e dei personaggi più in vista della città. A Beverly Hills impera il lusso sfrenato e lungo “Rodeo Drive" ci sono boutiques che recapitano i pacchi a domicilio in Rolls Royce, altre che ricevono i clienti soltanto su appuntamento, gioiellerie cui si accede unicamente se in possesso di una chiave speciale e così via. Altro famosissimo quartiere di Los Angeles è Hollywood che fu scelto nel lontano 1913 dai cineasti, che lo preferirono a New York per ragioni economiche, e che divenne ben presto la mecca mondiale dei sogni di celluloide. L'Hollywood Boulevard, il più eloquente esempio di un'architettura cinematografica che spesso sconfina nel kitsch, e il Sunset Boulevard, forse il viale più lungo del mondo che vanta ben 20.000 numeri civici, sono tappe d'obbligo per qualunque turista. Ma la nuova Los Angeles si rispecchia soprattutto nel quartiere di Downtown, vivace centro inanziario e culturale, e in quello di West Hollywood ricco di locali, ristoranti alla moda e night club frequentati dalle più famose star. Possibilita' di andare a visitare la prima rappresentazione di Disneyland, ad Anaheim, poco distante dalla città. "Questo è il luogo in cui si rivivono le memorie del passato, e dove i giovani assaporano le sfide e le promesse del futuro". Con queste parole Walt Disney aprì i battenti di Disneyland ad Anaheim (fuori Los Angeles) la calda mattina del 17 luglio del 1955. Sono iniziate le celebrazioni (dureranno un anno e mezzo) del cinquantenario di quello che è diventato un parco di attrazioni mitico ed ha lanciato numerose imitazioni nel mondo. Il giorno dell'inaugurazione c'erano 30 mila ospiti, tra cui i divi dei divi del tempo come Frank Sinatra, Charles Heston, Ronald Reagan e Debbie Reynolds. Non tutto andò per il verso giusto: la radura di Anaheim dov'era sorto il parco (un'area di 160 acri dove prima c'era polvere e qualche aranceto), scottava sotto una temperatura di 40 gradi. L'asfalto di Main Street cominciava a squagliarsi, le fontane si seccarono da lì a poco per via di uno sciopero degli idraulici, i ristoranti finirono presto le provvigioni. Poco importava: fu un successo senza precedenti. Disneyland aprì i battenti con 23 attrazioni, tra cui La bella addormentata e la Wild Ride di Mr. Toad, che allora era considerata vertiginosa (oggi fa tenerezza). Altre attrazioni, come la corsa sul bob del finto Cervino, It's a small world e i Pirati dei Caribi, erano ancora allo stato germinale. Ma il coefficiente spettacolo fu assicurato dal primo palpito. Le attrazioni oggi sono 60 (ultima, debutta in questi giorni, è Buzz Lightyear Astro Blasters, una corsa frenetica e high-tech sul tema di Toy Story). Nel 1955 vi lavoravano mille persone, oggi sono 20 mila. Il parco può ospitare circa 60 mile persone al giorno. Oltre 500 milioni di persone hanno visitato Disneyland dal 1955. La nuova attrazione Buzz Lightyear Astro Blasters, costata 65 milioni di dollari e tre anni di lavoro, è una corsa interattiva ispirata al film in cui i partecipanti si uniscono a Buzz per combattere contro il cattivo Imperatore Zorg a colpi di laser. A partire da giugno, dai loro computer a casa, ragazzini di tutto il mondo potranno entrare in rete e unirsi ai partecipanti dell'attrazione a Disneyland. Fuochi d'artificio, parate, spettacoli guidati da Steve Martin (che aveva cominciato al sua carriera proprio come giocoliere sulla Main Street a Disneyland) e Andrews di fronte al restaurato Castello della Bella Addormentata: tutto per lanciare la "più grande celebrazione sulla terra" di quella che ancora viene sventolata - con inguaribile ottimismo - "il luogo più felice del mondo".

3° giorno
LOS ANGELES - LAS VEGAS

Ritrovo alle 09:00 per la partenza. Attraverseremo il Mojave Desert in direzione Las Vegas, la capitale del divertimento. Mojave Desert. La sua brezza arsa e' citata con disappunto da Arturo Bandini, alias John Fante in “Chiedilo alla polvere”. Chi legge Bukowsky passa per Fante e quindi per il Mojave Desert. Nascoste sotto pietrame e frasche, se si ha una guida esperta del luogo si scoprono le tracce di dinosauro lasciato nella sabbia calda, che ora e' la roccia rosa a strati dei Navaho. Pare che sia solo li' e in Idaho se non ricordo male. E' deserto ma non c'e' la sabbia del Sahara. Ci sono radi cespugli e cactus. Joshua Tree ovunque. Quei matti di Rangers hanno tracciato strade sterrate ovunque per le loro ispezioni del nulla. Abbiamo visto serpenti e rettili di strana forma e dimensioni, la nostra guida era un formidabile acchiappanimali, e il fondo del suo fuoristrada era corazzato: niente paura per i colpi sotto al pianale. Si possono fare foto panoramiche a 360 gradi, ma il paesaggio, malgrado le frequenti ondulazioni e' pressoche' uniforme ed uguale a stesso per ogni dove. E' meglio non staccarsi troppo dall'I5, Los Angeles, San Diego, Las Vegas, puoi andare ad un sacco di posti da li', ma, soprattutto, puoi salvarti la vita. Il deserto e' traditore, l'orientamento e' difficile, il paesaggio e' uniforme e non da' punti di riferimento. I serpenti strisciano tra le rocce, non c'e' anima viva ne' sorgenti d'acqua. L'unica ombra che ricordi e' quella di due stupefacenti cedri, ma e' ben poca cosa per uno che si disperda nel deserto Arriviamo a Las Vegas, la città dove non si dorme mai. Il profilo di Las Vegas appare da lontano sulla superficie assolutamente piatta del deserto che la circonda: un paesaggio arido di rocce gialle e rosse dove la strada sembra sospesa nell'atmosfera desolata e rovente. Vistosi cartelli, annunciano la città del divertimento e della spensieratezza: un miraggio nel deserto, un'oasi di luci al neon, di casinò, di faraonici hotel e spettacoli scintillanti. Las Vegas è una striscia asfaltata lunga 5 km, alle cui estremità c'è il deserto. Ai lati, un susseguirsi di hotel dalle più maestose e bizzarre architetture, case da gioco, ristoranti, locali, bar e piccole cappelle dove si celebrano i matrimoni-lampo tra un via vai incessante di enormi automobili. E ancora grandi aree verdi, giardini, piscine, club esclusivi e campi da golf per questa città che non dorme mai e dove il consumo d'energia elettrica è il più alto del mondo. A Las Vegas, ogni hall di albergo è un'immensa sala giochi piena di slot machines che in questa città si trovano dappertutto. Tutto a Las Vegas è spettacolo, è una specie di città fantastica dove arrivano turisti da tutto il mondo. Negli ultimi anni Las Vegas non è più solo il paradiso dell'azzardo, ma la città è diventata una destinazione anche per famiglie e coppie, grazie alla creazione di veri e propri parchi a tema in ogni hotel e la nascita di stupefacenti e costosissimi spettacoli in stile Broadway.

4° giorno
LAS VEGAS -
GRAND CANYON
 

Questa mattina partiamo alla volta del Grand Canyon. Ci fermeremo per ammirare una delle strutture artificiali più belle del mondo, Hoover Dam. La diga di Hoover e il Lago Mead. Poche dighe possono essere considerate delle opere d'arte, ma quella di Hoover (Hoover Dam) è un vero gioiello architettonico. Vista dal basso, la sensuale geometria della sua liscia parete di cemento alta 220 m contrasta drasticamente con gli irregolari profili di pietra rossa dei fianchi rocciosi del canyon. Dopo l'11 settembre, solo il personale autorizzato può accedere alla struttura. I visitatori esterni possono solo vedere un film sulla storia della diga e sulla sua costruzione. A nord e a est della diga si stende il bacino artificiale da essa creato: il Lago Mead, 180 km di lunghezza, un luogo ideale per una gita in barca, per dedicarsi allo sci d'acqua o perfino all'immersione subacquea. Proseguiamo poi verso sud e poi verso est attraversando Kingman e Williams lungo la strada che conduce al fantastico Grand Canyon.

5° giorno
GRAND CANYON
 

Ci fermiamo un intero giorno in questo scenario naturale assolutamente unico. Il Grand Canyon, autentica meraviglia della superba natura americana. A perdita d'occhio migliaia di gole, il nastro color argento del fiume Colorado e le pareti rocciose dalle tonalità rossastre con faglie e stratificazioni più chiare. Divenuto parco nazionale nel 1913, il Grand Canyon è in grado di offrire uno dei più spettacolari fenomeni geologici del mondo, in uno scenario unico e grandioso. Il canyon è visitabile durante tutto l'anno nei modi più svariati: voli panoramici che regalano emozioni uniche, mentre chi ama l'avventura non può sottrarsi ad un'eccitante discesa lungo il Colorado. Ma è attraversandolo con l'auto che si può godere lo spettacolo migliore: si entra nel parco dalla Desert View, uno stupendo belvedere che si affaccia sulla parte più ampia della gola; si prosegue al Grandview Point con i suoi panorami che spaziano da Cape Royal sino al Granite Gorge; si può sostare al Yavapai Point dove ha sede il museo che illustra le trasformazioni del canyon e, da qui, proseguire a piedi fino al Grand Canyon Village. 

6° giorno
GRAND CANYON -
MONUMENT VALLEY

Ripartiamo, e costeggiando il South Rim continuiamo attraverso la riserva indiana dei Navajo. Arriviamo poi al confine tra Utah e Arizona, dove si trova la Monument Valley, a lungo considerata l'ottava meraviglia del mondo, che è lo scenario immancabile di numerosi film Western. In mezzo ad un altipiano spoglio, battuto dai venti del deserto e abitato soltanto da indiani Navajo e coyote, si innalzano vere e proprie “torri di pietra”, grandi formazioni rocciose dalle pareti verticali con la cima piatta, imponenti picchi, gole intagliate e incredibili monoliti di arenaria che sembrano vegliare, come antiche fortezze, sulla regione circostante.

7° giorno
MONUMENT VALLEY -
CANYON DE CHELLY

Puntiamo stamattina di nuovo verso sud, per incontrare l'incredibile Canyon de Chelly, terra sacra dei Navajos fin dall'antichità, rappresenta un'altra “perla” della superba natura americana con vertiginose pareti di arenaria rossastra che raggiungono i 300 m d'altezza. Un canyon lungo oltre 30 miglia e profondo quasi 400 m, diventato monumento nazionale dal 1931, che conserva numerose rovine di villaggi abitati, un tempo, dagli Indiani Pueblo.

8° giorno
CANYON DE CHELLY -
MESA VERDE

Al di sopra dell'altopiano desertico Dolores, nel Colorado, si innalza un ampio tavolato intersecato da profondi canyon: è il Mesa Verde National Park. Si trova a 2613 metri di attitudine ed è ciò che rimane di un'antica montagna erosa. Si chiama «tavola verde» perché è ricoperto da abbondante vegetazione, favorita dalla presenza di acque sorgive. Dista 61 chilometri da Durango, 16 da Cortez, 11 da Mancos: c'è un'unica entrata e una strada che serpeggia lungo la montagna porta al Visitor Center preso il quale si oprenotano le visite guidate ad alcuni luoghi del parco raggiungibili solo con i Rangers. La sera è molto fresca anche in piena estate. Il grande fascino di Mesa Verde risiede soprattutto nel mistero che ha circondato i primi abitanti della zona, gli Anasazi, o Indiani preistorici. I fondovalle della zona furono abitati da popolazioni nomadi di cacciatori già nel I secolo d.C., ma solo nel VI secolo gli Anasazi raggiunsero il tavolato e diedero vita ai primi insediamenti caratterizzati dalle pithouse, abitazioni semi sotterranee. Gli Anasazi sono poi improvvisamente scomparsi a partire dal 1400, e il mistero sulla fine di questa civiltà è ancora fittissimo. Nel 1859, alcuni esploratori scoprirono la zona e, nel 1874, il famoso fotografo William H. Jackson cominciò a farla conoscere al mondo. Nel 1891, il barone Gustavo di Svezia, guidato da Wetherill, un allevatore di bestiame che aveva la sua fattoria ai piedi dell'altopiano, effettuò molti scavi e trovò ventidue centri abitativi costruiti nelle rocce. Seguì un periodo di vandalismi e di ruberie prima che il Congresso istituisse il parco. Al fine di proteggere questo ambiente precario, non sono stati predisposti molti sentieri, e alcune abitazioni possono essere visitate anche nell'interno. Interessante è il museo che si trova nella parte centrale del parco e che illustra la storia, il sistema di vita, le attività degli Anasazi. Dal museo, un sentiero di circa tre chilometri conduce a Spruce Tree House («Casa degli Abeti») che è il complesso archeologico meglio conservato, formato da 114 stanze di cui otto kivas, cioè locali cerimoniali costruiti sotto terra. Tutte le «dwelling», gli insediamenti delle rocce, sono orientate verso ovest e restano suggestivamente illuminate e fiammeggianti sotto gli ultimi raggi del sole al tramonto. Cliff Palace («Palazzo sulle Rocce»), il più grande centro abitativo con 217 stanze e 23 kivas, scoperto nel 1888 dal Wetherill (visitabile solo con i Rangers su prenotazione al Visitor Center).

9° giorno
MESA VERDE –
SANTA FE
 

Attraversando le Riserve Apache del Colorado viaggiamo nuovamente verso sud alla volta di Santa Fe, che vanta con orgoglio il titolo di “capitale più vecchia degli Stati Uniti”, essendo stata fondata dagli spagnoli nel 1610, cioè dieci anni prima dello storico approdo dei Padri Pellegrini in Massachusetts. Che l'America soffrisse del complesso di essere una nazione giovane è un fatto ormai scontato. Tutto quello che può essere considerato storico (o anche semplicemente vecchio) viene messo in evidenza ed esibito con grande fierezza, anche se non sempre a buon diritto. Valga per tutti l'esempio della cappella di San Miguel nei pressi della piazza centrale di Santa Fe, segnalata da un vistoso cartello come la chiesa cattolica “più antica” degli Stati Uniti. In realtà la struttura originale del 1626 fu bruciata dagli indiani alla fine del XVII secolo e completamente ricostruita nel 1710, una data che di fatto le precluderebbe il primato di anzianità... ma le autorità comunali devono aver pensato che non fosse il caso di sottilizzare troppo e hanno esposto ugualmente il cartello. Del resto, questa smania tutta americana di esibire i record più insoliti riappare negli slogan delle agenzie turistiche locali, pronte a ricordare in continuazione che Santa Fe è la città “più elevata” degli Stati Uniti (2.118 mt), che qui si trovano la “casa più vecchia dell'America del Nord” e il “più vecchio edificio pubblico” (il Palazzo dei Governatori), e persino che vi si insediò la “prima comunità europea a ovest del Mississippi”. Più sommessamente, nel centro della Plaza un modesto monumento ricorda tutti “gli eroi morti combattendo contro i selvaggi indiani”. Durante qualche notte senza luna una mano ignota ha cancellato a colpi di scalpello la parola selvaggi dalla lapide di marmo.

10° giorno
SANTA FE

Già avvicinandosi in auto da Santa Fe a Chama lungo la “U. S.Highway 85” e la “Route 68” (ma qui tutti dicono semplicemente eidifai e sixtiei), la sensazione di compiere il classico tuffo nel passato è pienamente confermata. Nei pressi dell'antico villaggio indiano di Taos Pueblo la “68” incontra la mitica “Highway 64”, che dopo un viaggio di 3.000 chilometri iniziato nel North Carolina (sulla costa atlantica) rallenta pigramente la sua corsa per affrontare i monti delle grandi riserve indiane. Da qui in poi l'autostrada si distende nell'altopiano che precede i Monti Tulas, affiancata da picchi silenziosi che accrescono la dimensione irreale del paesaggio, ammantato di neve in inverno e punteggiato dal giallo dorato di miliardi di foglie di aspen (Populus tremula) sul finire dell'estate. Località come Tres Piedras, Los Ojos, Tierra Amarilla, Blanco non lasciano dubbi sulle origini spagnole dei colonizzatori della zona. Dopo aver superato la spettacolare Gola del Rio Grande con un ponte alto duecento metri e attraversato il Continental Divide, lo spartiacque che separa i bacini idrografici dell'Atlantico e del Pacifico, ci si lascia alle spalle Dulce, il maggior centro della riserva Apache Jicarilla (si pronuncia “apàci hica-rìha”), per entrare nel vasto territorio dei Navajo, vale a dire la più estesa riserva indiana di tutti gli States. Decine di cartelli propongono l'acquisto di “pecore ben pasciute” e ovunque si incontrano empori che vendono vecchie coperte e monili indiani. A chi non si accontenta e desidera immergersi ancora più profondamente nella cultura indiana, non resta che sintonizzare l'autoradio sulla KTNN-660 AM, un'emittente locale che trasmette esclusivamente in lingua navajo.

11° giorno
SANTA FE – GALLUP
 

Partiamo oggi puntando i nostri fuoristrada verso ovest. La regione nordoccidentale del New Mexico costituisce l'ingresso alla Four Corners Area in cui gli stati del New Mexico, dell'Arizona, dello Utah e del Colorado si incrociano. In questa zona la Nazione Navajo pratica la lavorazione dell'argento, la tessitura a mano e la pittura in sabbia tutto di eccellente fattura e raffinatezza. Tali prodotti distribuiti mediante i negozi al dettaglio di Gallup e gli avamposti e rivendite commerciali vicine. Molte attrazioni interessanti sono ubicate a Window Rock, Arizona, a circa 50 chilometri da Gallup. È assolutamente necessario visitare lo stupendo Acoma Pueblo, chiamato anche “Sky City” nonché lo Zuni Pueblo. Molte comunità degli Indiani d'America sorgono accanto alla storica Route 66, conosciuta anche come autostrada I-40. Queste località sono collegate dal Native Heritage Trail, uno degli itinerari secondari panoramici più spettacolari del New Mexico. Questo percorso è costellato di formazioni rocciose e luoghi culturali unici. 

12° giorno
GALLUP – FLAGSTAFF
 

Proseguendo verso ovest, andiamo a visitare il parco nazionale della Foresta Pietrificata, che si estende in un arido altopiano che si trova a 314 Km a est del Grand Canyon. Quest'area circa 225 milioni di anni fa (Tardo Triassico) era una vasta pianura intersecata da numerosi fiumi, dove rettili, antenati degli attuali coccodrilli, giganteschi anfibi e piccoli dinosauri vivevano in una foresta lussureggiante. Tra le felci e le cicadacee spuntavano alberi altissimi - Araucarioxylon, Woodworthia e Schilderia. Gli sconvolgimenti climatici e geologici portarono i fiumi a ingrossarsi e a sommergere i tronchi, che vennero quindi ricoperti di fango, ceneri e sedimenti trasportati dall'acqua. La mancanza di ossigeno impedì il rapido deterioramento del materiale organico, mentre le acque sature di silicio si infiltravano all'interno dei tronchi rimpiazzando lentamente i tessuti lignei con depositi di silicio. La successiva cristallizzazione del silicio, divenuto quarzo, ha dato origine ai tronchi pietrificati che si rinvengono in questa zona desertica. L'antica pianura si è quindi sollevata nel corso delle ere geologiche e il vento e qualche rara pioggia hanno riportato alla luce la foresta pietrificata. Sono state trovate tracce di insediamenti umani che sembrano risalire a circa 10.000 anni fa, anche se i resti più consistenti di insediamenti di popolazioni precolombiane sono quelli degli indiani Anasazi, misteriosamente scomparsi attorno al 1400 d.C. Attualmente tutta la zona è protetta rigorosamente dal Parco Nazionale; nondimeno nella seconda metà dell'800 ci furono dei tentativi di "valorizzare" il legno pietrificato, che venne venduto come souvenir o comunque rimosso alla ricerca di improbabili usi industriali o commerciali. Ora rimuovere qualsiasi frammento di roccia dal parco viene considerato crimine federale. Proseguiamo per andare poi ad ammirare il Meteor Crater. Attenzione, il Meteor Crater NON è un parco o un monumento nazionale, ma è operato e gestito da un associazione privata. Dall'uscita dell'autostrada fino al cratere potremo seguire i cartelloni stradali che abbondano.Dovremo percorrere comunque ancora diverse miglia prima di raggiungere il cratere. Il paesaggio che costeggia la strada è il classico Arizoniano di prateria, strada e qualche animaletto selvatico che ogni tanto corre attraversando la strada facendovi rischiare il cappottamento con la macchina. Una volta giunti al cratere, vi renderete subito conto di una cosa: il cratere stesso non è visibile dall'esterno del centro visitatori, in quanto l'impatto ha provocato l'innalzamento del terreno circostante, creando una sorta di collinetta, che impedisce la vista sul cratere stesso. Ora qualche dato storico - tecnico: 50.000 anni fa, una meteorite formata da ferro e nichel, precipitò sulla terra alla velocità di 60.000 chilometri all'ora, colpendo il deserto dell'Arizona con una forza paragonabile a quella di 20 milioni di tonnellate di TNT. Largo 50 metri e del peso di diverse centinaia di migliaia di tonnellate, in qualche secondo provocò un cratere profondo 230 metri e largo 1.300... provate ad immaginare di scavare un buco largo altrettanto. Anche utilizzando una ruspa, impieghereste anni. L'impatto scagliò nel cielo blocchi di terreno grandi anche come una casetta monofamiliare, e sollevò permanentemente la crosta terreste circostante di 50 metri! Oggi il cratere è profondo solo 180 metri, e la sua larghezza si è allargata a quasi tre chilometri e mezzo. 20 partite di Football americano potrebbero essere giocate contemporaneamente sul fondo del cratere, mentre due milioni di persone troverebbero posto a sedere lungo la parabola del cratere per assistere allo spettacolo. Il meteorite che provocò il cratere andò distrutto nell'istante stesso dell'impatto, a causa della fusione e della frammentazione causate dalle alte temperature provocate dall'ingresso nell'atmosfera terrestre e dall'impatto stesso. Oggi ne restano solo alcuni piccoli frammenti ritrovati nella zona circostante. Il suolo del Cratere ricorda talmente tanto quello dei crateri lunari, che la Nasa, nel 1968, lo utilizzò per allenare gli astronauti della missione Apollo al muoversi in una zona, appunto, di crateri. La discesa nel cratere non è permessa, ma comunque, compreso nella tariffa d'ingresso vi è anche un giro guidato intorno al bordo esterno - tempo permettendo - che offre comunque una buona prospettiva utile a farsi un idea dettagliata di quello che avvenne in zona. Proseguiamo poi per Flagstaff. Se temete che le cittadine dell'Arizona vi possano abbruttire, fate un salto a Flagstaff, un'oasi culturale in un paesaggio desertico. Il centro storico, che risale ai giorni in cui Flagstaff era una stazione ferroviaria di passaggio, vi solleverà dopo i motel polverosi e gli squallidi ristoranti per camionisti disseminati in tutto lo stato. In questa cittadina, invece, vecchie locande si alternano a ristorantini vegetariani e i rumori più comuni non sono i clacson, ma piuttosto le note di qualche musicista jazz. Se non vi basta questo centro storico non turistico, andate a visitare il Lowell Observatory, dal quale nel 1930 fu avvistato per la prima volta il pianeta Plutone, oppure passeggiate nel quieto arboreto. Flagstaff è un'ottima base per gite di un giorno. In un'ora si raggiungono i villaggi indiani di Anasazi e di Sinagua; oppure potete farvi riallineare i chakra nella mecca New Age di Sedona.

13° giorno
FLAGSTAFF – YUMA
 

Yuma: l'ultima frontiera, la guerra tra i ricchi del mondo che hanno bisogno dei poveri per restare ricchi, e i poveri che hanno bisogno dei ricchi per sfuggire alla condanna della nascita. Sì, c'è anche il treno per Yuma, processioni di container trascinati dai muli diesel della Union Pacific, lentissimi perché nulla può muoversi in fretta in questo forno, neanche un treno. «Mexico: Last Exit Before the Border», vi avverte un cartello sull'autostrada numero 8, ultima uscita prima del confine. Commedia divina alla rovescia: lasciate ogni speranza, o voi che uscite, perché per rientrare, se la vostra mamma non ha avuto il buon gusto di partorirvi nel mondo giusto, sarete condannati a vivere affacciati sull'abisso e a consumare la vita a decidere se buttarvi giù. In undici milioni, se le cifre sono vere e ne dubito, sono saltati giù e sono sopravvissuti. In cinquecentomila ci provano ogni anno, tenendosi per mano, chiudendo gli occhi, portandosi solo quello che hanno sulla schiena, una maglietta sudata, un paio di jeans, prima che costruiscano «the Wall», il muro di seicento chilometri che ora dovrebbero innalzare per sigillare l'Arizona dallo stato di Sonora, il Norte che ammicca nel buio oltre i cespugli e il Sur, l'America che non è America. Arriviamo a San Diego: la bellissima linea costiera, il clima quasi perfetto e l'architettura mediterranea fanno di San Diego la località balneare per eccellenza della California meridionale. Scordatevi i ritmi e l'inquinamento di Los Angeles: se volete immergervi nell'atmosfera della vita di spiaggia del sud della California indossate i bermuda per unirvi ai surfisti, oppure andate al confine con il Messico a comperare tappeti.

14° giorno
YUMA – SAN DIEGO
 

Ultima tappa oggi verso ovest per giungere in riva all'Oceano Pacifico, a San Diego. Sebbene le prime presenze umane nella zona di San Diego risalgano a molto tempo fa, sono pochi i luoghi di interesse della regione possano vantare più di un secolo di storia. Il lungo periodo in cui la zona fu abitata dai nativi americani ha lasciato pochi segni tangibili e, nonostante un gran numero di località dai nomi spagnoli e di edifici costruiti con lo stile tipico delle missioni, ci sono in realtà solo una mezza dozzina di strutture che risalgono al periodo in cui la regione si trovava sotto l'amministrazione spagnola e messicana.

15° e 16° giorno
SAN DIEGO
 

Giornate a disposizione per attività e visite individuali. Possibilità di relax al mare o della visita dei quartieri di San Diego:
Gaslamp Quarter
Nel passato, questo colorato quartiere del centro ospitava le attività commerciali più redditizie, ossia saloon, locali per il gioco d'azzardo, bordelli e fumerie d'oppio.
Embarcadero Il porto vecchio di San Diego, appena a ovest del centro, è una zona notevolmente pulita e gradevole. Non ha mai svolto un ruolo di rilievo come porto commerciale, ma ha comunque un'atmosfera marittima, grazie alle vecchie imbarcazioni ormeggiate al Maritime Museum, agli edifici del Seaport Village che sono stati ricostruiti in stile primo '900 e al San Diego Convention Center, che si dice sia stato progettato prendendo spunto da un transatlantico.
Balboa Park Questo grandissimo parco, situato all'estremità nord-orientale del centro, è uno dei principali beni cittadini. Al suo interno ci sono grandi spazi verdi, musei, teatri, uno zoo e diverse strutture sportive, tra cui campi da tennis, una piscina e campi da golf.
Old Town Questa zona fu il luogo in cui sorse il primo insediamento civile spagnolo in California, conosciuto con il nome di Pueblo de San Diego. Intorno al 1820 venne creata una piazza che, nel giro di 10 anni, fu circondata da capanne e da abitazioni in muratura.
SeaWorld Una delle più famose e più popolari attrazioni di San Diego è sicuramente il SeaWorld, aperto a Mission Bay nel 1964, e la cui orca, Shamu, è diventata un simbolo non ufficiale della città. SeaWorld è un luogo molto commerciale, molto divertente e leggermente educativo.
La Jolla Questa ricca zona residenziale, situata sulla costa, 20 km a nord-ovest del centro di San Diego, è conosciuta per i ristoranti, per i tappeti e per i beni immobili. 

17° giorno
SAN DIEGO –
LOS ANGELES
Giornata di trasferimento verso nord, seguendo la strada Panamericana identificata con il nr. 1 e per raggiungere Los Angeles. Resto della giornata a disposizione. Pernottamento in Hotel.
18° giorno
LOS ANGELES – ITALIA
Trasferimento all'aereoporto di Los Angeles, rilascio delle auto a noleggio ed imbarco sul volo di ritorno in Italia.
19° giorno
ARRIVO IN ITALIA
Arrivo in Italia

Gli hotel e le sistemazioni di questo viaggio:

 

Location

Hotel

Los Angeles

Westin Hotel

Las Vegas

Bellagio

Grand Canyon

Yavapai Lodge East

Monument Valley

Hampton Inn Kayenta

Canyon de Chelly

Holiday Inn Chinle

Mesa Verde

Holiday Inn Cortez

Santa Fe

Homewood Suite Hotel

Gallup

Best Western

Flagstaff

Best Western

Yuma

Best Western

San Diego

Loews Hotel

Los Angeles

Westin Hotel

Per ragioni operative gli hotel potranno essere sostituiti con altri similari e di pari categoria
 

Quote

Partenze giornaliere fino al 31 ottobre 2018
 

Pacchetto con auto fuoristrada 4WD
quote "a partire da"

Quota per persona
in camera Doppia
Quota per persona
in camera Tripla
Quota per persona
in camera Quadrupla
€ 2.840
per persona
€ 2.340
 per persona
€ 2.240
 per persona

Le quote sono valide con base 4 persone per fuoristrada

 

Pacchetto con moto Harley Davidson
quote "a partire da"

Quota per persona
in camera Doppia
1 moto in 2 persone
Quota per persona
in camera Doppia
1 moto per persona
€ 3.110
 per persona
€ 3.740
 per persona

Per tutti i pacchetti sono esclusi i voli, le tasse aeroportuali, e l'assicurazione annullamento
Quote soggette a riconferma in base a disponibilità al momento della prenotazione.

Il prezzo del viaggio potrà essere variato fino a 20 giorni precedenti la partenza e soltanto in conseguenza alle variazioni di: costi di trasporto (inclusi il carburante), diritti e tasse su alcune tipologie di servizi, quali imposte, tasse di atterraggio o di imbarco negli aeroporti, tassi di cambio applicati.
 

Incluso ed escluso


Sono inclusi: ( per la versione con l'auto )
- tutte le notti per un totale di 17 con sistemazione in camera doppia solo pernottamento,
- noleggio mezzo fuoristrada 4 WD/ADW ( base 4 persone per auto )
- Le tariffe includono: chilometraggio illimitato, Riduzione Franchigia Danni/Furto (LDW), copertura supplementare Responsabilità Civile (LIS), Tasse e sovrattasse locali, Oneri Aeroportuali, supplemento 3 guidatori aggiuntivi e pieno di benzina.
- iscrizione, assicurazione assistenza e spese mediche base.

Sono esclusi :  ( per la versione con l'auto )
- Tutti i voli da e per l'Italia
-
Tasse aeroportuali
-
Drop Off vettura da regolarsi in loco
- Assicurazione PAI (Protezione Infortuni) e PEC (Protezione effetti personali) per l'auto in loco
- Assicurazione per assistenza e spese mediche illimitate
- Assicurazione per annullamento viaggio
- tutto quanto non specificato alla voce "sono inclusi"

Sono inclusi: ( per la versione con la moto )
- tutte le notti per un totale di 17 con sistemazione in camera doppia solo pernottamento,
- noleggio Harley Davidson per 16 gg.
- iscrizione, assicurazione assistenza e spese mediche base.

Sono esclusi :  ( per la versione con la moto )
- Tutti i voli da e per l'Italia
-
Tasse aeroportuali
-
Drop Off moto da regolarsi in loco
- Migliaggio illimitato: 32€ al giorno
- Assicurazione Enhanced VIP
- Copertura Danni e Furto (Il noleggiatore paga sino a $1000, quale franchigia): 22€ al giorno
- SLI: 12€ al giorno ( Responsabilità civile verso terzi )
- Pai/Pec: 5€ al giorno
- Assicurazione per assistenza e spese mediche illimitate
- Assicurazione per annullamento viaggio
- tutto quanto non specificato alla voce "sono inclusi"

 

 

Per informazioni o prenotazioni scrivi ad atacama@atacama.it
oppure chiama i nostri operatori al numero 030 8922696